Ed eccomi, di nuovo.
Mi sono assentata qualche settimana; non era la mia intenzione.
La verità è che sto aspettando di sapere l’esito d’una serie di colloqui per un lavoro (obiettivamente molto figo) che voglio tanto-tantissimo, e per il quale sarei (sempre obiettivamente) perfetta-perfettissima. Pensavo che l’attesa di questo “sì” sarebbe molto meno lunga. Anzi, ero sicura – tre settimane fa ormai – che sarebbe stato una questione di giorni. “Aspetta a scrivere un post nuovo”, mi dicevo, “finché non arriva il ‘sì’ che t’aspetta, e sarai felice, orgogliosa, e piena d’entusiasmo. Così compenserai un po’ per quel ultimo post, che è stato un po’ pesantuccio e triste”. Sapevo che, dal punto di vista narrativa e blog-isitca, ci voleva finalmente un “sì”: un piccolo segno di buona notizia dovrebbe apparire nella mia vita e sul questo schermo, e presto. Dopo quasi tre mesi da quando mi sono “rimpatriata”, è giunta l’ora di svoltare.
E la svolta in questo momento può essere soltanto un buon lavoro: nel specifico, questo lavoro. Un lavoro per il quale sono felice di uscire di casa la mattina, vestita un po’ carina (o almeno, in modo mio); un lavoro che mi dà la possibilità di conoscere gente diversa, che m’insegna qualcosa di nuovo; un lavoro che mi fa scoprire una zona sconosciuta di questa città fatta d’angoli a me ancora nascosti; un lavoro che mi fornisce d’aneddoti divertenti o snervanti da raccontare; un lavoro che mi chiede di scrivere (in inglese peraltro!); un lavoro che farà la colla fra me e ciò che mi circonda. Per poi non parlare di quattrini (avreste capito ormai che a me non piace parlare tanto dei quattrini?). E l’unica cosa fra me e tutto questo, è una piccola-piccolissima parola fatta di soltanto due lettere: s-ì.
Si sa, ovviamente, che il lavoro non è tutto nella vita (e nemmeno lo sono i quattrini): una vita piena e soddisfacente è fatta di mille altre cose. Ma purtroppo, quando ci si trova senza, anche quelle mille altre cose rischiano di andare in stallo. Sto cercando — anche in questa assenza lunga tre settimane dal blog — di non andare in stallo, di tenermi sempre occupata mentre aspetto il “sì”: ammetto che più di una volta sono andata al cinema alle due di pomeriggio solo perché posso, che sono andata a ballare di lunedì sera per lo stesso motivo, che passo le domeniche a stancarmi giocando con i bambini non miei, e che non sono mai stata così in forma, grazie alle nuotate epiche quasi quotidiane. Per coerenza karmica, e per evitare qualsiasi tipo di confusione universale, in questo periodo sto facendo attenzione a non dire mai “no” a niente o nessuno: a qualsiasi risposta o richiesta, la mia risposta è sempre sì. “Hilary ti va di…?” Sì. “Hilary mi faresti un…? Sì. “Hilary, riesci a…?” Sì, sì. “Hey lady, spare a dollar for the bus?”
Sempre sì.
“Goditi questo momento”, mi dicono in tanti, “perché non durerà per sempre. Quando anche tu devi andare in ufficio ogni mattina, ti mancherà questa libertà”. Magari, voglio rispondere. Tutta questa “libertà” – mischiata con scelte drammatiche che inevitabilmente comportano una lunga e straziante seria di i dubbi esistenziali e sentimentali– può trasformarsi molto facilmente in una bella padellata fatta di ansia e rimorsi. L’unica cura possibile? Un “sì”. Una unica, magica, potentissima sillaba. Datemi soltanto quella sillaba e a tutto il resto ci penso io.
La cosa frustrante, e che mi sento così vicina a questo “sì”, che la vedo e la sento chiaramente. Ogni volta che squilla il telefono, mi chiedo: è questo lo suono del sì?
Non so quando mi arriverà questa benedetta sì, e la voce della donna da cui l’aspetto non mi è ancora molto familiare. Ma nel frattempo, mi sono inventata una colonna sonora — fatta da una canzona sola — per tirarmi su di morale. Da qualche giorno è diventato una specie di tormentone di primavera personale. Non so da dove è arrivato: un giorno mentre facevo la doccia dopo una nuotata epica, ho iniziato a canticchiare il brano “It’s Just a Shot Away”, ma con le parole del ritornello cambiato: “I’m Just a Yes Away, I’m Just a Yes Awaaay yay…”.
Se volete aggiungere una vostra voce al coro, anche da lontano, sarei infinitamente grata. Ma proprio grata-gratissima.



































